Scoliosi


Il termine “scoliosi” indica una deviazione laterale sull’asse sagittale e una deformazione permanente della colonna vertebrale, non modificabile volontariamente, che si accompagna ad alterazioni anatomiche delle vertebre e delle altre strutture di sostegno del tronco.
La scoliosi, in termini tecnici, è un “dismorfismo”, e va distinta dal semplice atteggiamento scoliotico, che rientra nel gruppo dei “paramorfismi”.

scoliosi

In presenza di un dismorfismo infatti la colonna vertebrale è, da un punto di vista anatomico, deformata, e tale deformità può coinvolgere tutte le strutture del rachide ed anche i visceri toracici ed addominali. in presenza invece di un paramorfismo la colonna vertebrale è del tutto normale. L’atteggiamento scoliotico comporta sempre una deviazione laterale della colonna, con conseguente perdita della verticalità della stessa, ma non si accompagna mai a deformazione dei corpi volontari ed è correggibile volontariamente o con semplici interventi esterni. La deviazione è visibile solo in alcune posizioni, in piedi generalmente. In posizione distesa, le vertebre si riallineano e la deviazione scompare completamente o quasi completamente.
L’atteggiamento scoliotico è generalmente determinato da condizioni statiche, ad esempio in presenza di ipometria di un arto (arto più corto del controlaterale), oppure da lussazione dell’anca, oppure ancora da dolore vertebrale o muscolare, o, piuttosto frequentemente, da alterazioni posturali o ipovalidità della muscolatura del tronco.
La terapia si basa sull’eliminazione della causa che ha prodotto la condizione (ad esempio compensando l’accorciamento dell’arto inferiore, eliminando il dolore vertebrale o rinforzando la muscolatura del tronco).
La scoliosi strutturata
A differenza della condizione precedente, una scoliosi strutturata è una deformazione permanente, fissa, non suscettibile di miglioramento senza intervento esterno, che si accompagna sempre ad alterazioni anatomiche della colonna vertebrale. Una scoliosi strutturata coinvolge, oltre alla spina dorsale, le articolazioni, i legamenti, la muscolatura paravertebrale, e, nei casi più gravi, anche gli organi interni e le visceri.
La colonna vertebrale scoliotica è incurvata su sé stessa, ed è deformata nelle tre direzioni dello spazio.
Nella scoliosi si individuano sempre una o due curve principali (o primitive).
Per mantenere l’asse di gravita del tronco e la verticalità del capo (importante per l’orizzontalità dello sguardo e dell’udito). Alla curva principale si aggiungono pertanto curve secondarie o di compenso. La prima si distingue dalle seconde perché è più grave, più fissa, più difficilmente correggibile. A seconda della localizzazione della curva scoliotica principale la scoliosi può essere definita cervico-dorsale, dorsale, dorso-lombare, lombare.
Incidenza
La scoliosi è un’affezione relativamente frequente, per alcuni frequente in senso assoluto. Il sesso femminile è maggiormente colpito nel rapporto di circa 5:1 rispetto a quello maschile. Le fasce di popolazione più colpite sono quella infantile-adolescenziale e quella senile.
Eziologia
Le scoliosi vengono sommariamente divise in due gruppi: le scoliosi ad eziologia nota e le scoliosi ad eziologia sconosciuta, cioè idiopatiche.
Le cause che possono determinare l’instaurarsi di una scoliosi sono molteplici: malformazioni congenite delle vertebre, di un’anca o di un arto inferiore, osteopatie gravi (osteogenesi imperfetta, rachitismo, osteomalacia), osteocondrodisplasie (acondroplasia), miopatie (esiti di poliomielite, distrofie muscolari), malattie delle vertebre (spondiliti e spondiloartriti).
Scoliosi idiopatiche
Le scoliosi idiopatiche, cioè quelle scoliosi di cui non sono ancora noti i fattori scatenanti, rappresentano il 70-80% di tutte le scoliosi.
La forma più comune è la scoliosi idiopatica dell’età evolutiva. Le cause che determinano l’insorgere della malattia sono solo ipotizzabili: la malattia ha comunque riconosciuta una base genetica multifattoriale (la possibilità di sviluppare la malattia per un individuo figlio di madre scoliotica è fino a 10 volte superiore rispetto ad un individuo figlio di madre normale).
Il fatto che si riscontri prevalentemente nel sesso femminile ha fatto pensare alla presenza di un possibile fattore ormonale; qualcuno ha proposto il coinvolgimento del sistema nervoso centrale.
L’ipotesi più attendibile è che la scoliosi idiopatica sia determinata da piccole turbe dell’accrescimento delle vertebre, da un cedimento del sistema capsulo-legamentoso vertebrale o da insufficienza o squilibrio della muscolatura paravertebrale. Alterazioni di questo tipo potrebbero agire singolarmente o associate. Una volta iniziata, la curva scoliotica tenderebbe a peggiorare per l’instaurarsi di un circolo vizioso (la deformità compromette ulteriormente la simmetria dell’accrescimento vertebrale, la stabilità dei legamenti, l’equilibrio muscolare).
Diagnosi
Da un punto di vista diagnostico è fondamentale valutare se si è alle prese con un paziente affetto da scoliosi strutturale o da semplice atteggiamento scoliotico. Sottovalutare il potenziale evolutivo di una scoliosi strutturata può portare a conseguenze drammatiche; allo stesso modo scambiare un semplice vizio posturale per una scoliosi può portare a proporre terapie lunghe, costose e spesso inutili se non dannose.
Trattamento
Schema di trattamento:
Curva fino a 15-20°: Nessuna terapia, attività motoria finalizzata al riequilibrio posturale per potenziare i muscoli paravertebrali (ginnastica posturale).
Curva oltre i 20° fino a 30-35°: busto ortopedico e ginnastica posturale.
Curva oltre i 35-40°: trattamento chirurgico.
E’ possibile distinguere due tipi di terapia: una cruenta e una incruenta. La cura incruenta (che non prevede cioè trattamento chirurgico) è indicata nell’età infantile-adolescenziale e nelle scoliosi lievi (<°30), compensate, con scarsa componente di rotazione vertebrale; nelle scoliosi, soprattutto, che non mostrano tendenza a peggiorare (scoliosi idiopatiche non evolutive). La terapia incruenta si oppone alla progressione della curva scoliotica onde evitare l’intervento chirurgico.
La cura si avvale della combinazione tra trattamento ortesico e terapia fisioterapica. La prima si prefigge come scopo la limitazione dell’evoluzione della curva e la correzione della deformità; la seconda viene attuata per migliorare le condizioni generali del bambino o dell’adolescente, aumentando il trofismo della muscolatura. L’attività fisica acquista in particolare un ruolo determinante quando si passa dall’uso di un corsetto che, indossato a tempo pieno per mesi o per anni, comporta inevitabilmente ipotrofia muscolare e rigidità del rachide.
Trattamento per Scoliosi > 40°
Nelle scoliosi più gravi e che hanno tendenza ad aggravarsi, si deve eseguire la cura cruenta. L’età ideale per eseguire il trattamento cruento è quella dai 12 ai 16 anni, quando l’evoluzione della scoliosi sta per esaurirsi e, d’altra parte, le curve si mantengono ancora discretamente elastiche e correggibili.